Un tuffo nel Seicento, tra liuti, chitarre e voci di un’altra epoca. Questa mattina l’aula magna “Luigi Valente” dell’IC “E. Monaci” si è trasformata in una piccola sala da concerto barocca, ospitando una lezione-concerto che ha coinvolto i nostri studenti.
Alle 11 sono arrivati i bambini delle classi quarte e quinte della scuola primaria “Achille Peruzzi” di Soriano. Dalle 12 alle 13 è stato il turno dei ragazzi delle classi terze della secondaria, che hanno vissuto la stessa esperienza. Un’esperienza già condivisa venerdì 16 anche dagli alunni della primaria e della secondaria di Vasanello, dove lo stesso appuntamento ha incontrato identico entusiasmo.
Protagonisti dell’incontro due musicisti d’eccezione: Roberto Mattioni, tenore e chitarrista barocco, e Claudio Martin Poblete, arciliutista. Più che un semplice concerto, è stato un momento di scoperta condivisa: tra un brano e l’altro, i due artisti hanno presentato i loro strumenti, svelandone caratteristiche e segreti, e hanno spiegato come si suonava ai tempi del Barocco. Gli strumenti sono copie fedeli di quelli d’epoca, così gli studenti hanno potuto ascoltare da vicino sonorità rare e capire, in modo concreto, il legame tra strumento, tecnica e repertorio.
L’iniziativa ha avuto anche un sapore tutto locale. Soriano nel Cimino ha dato i natali, nel Cinquecento, a Francesco Soriano, musicista e compositore tra i protagonisti della grande tradizione polifonica italiana, attivo anche nella Roma musicale del suo tempo. Un illustre concittadino da riscoprire, che ha permesso ai ragazzi di intrecciare la storia della musica con quella del proprio territorio.
La lezione-concerto nasce dalla volontà del Festival Barocco “A. Stradella” di Viterbo e Nepi di costruire ponti tra il mondo della ricerca e dell’esecuzione storicamente informata e quello della scuola, nella convinzione che la conoscenza del patrimonio musicale contribuisca alla crescita culturale delle nuove generazioni.
Per gli studenti di Soriano e Vasanello, la musica antica è stata tutt’altro che lontana: l’hanno ascoltata, guardata e toccata con mano.

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